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Cosa prova un fumatore (spiegato ai non fumatori)

2018-02-02

Molti di voi non fumano, hanno avuto la fortuna di non iniziare. Fate la vostra vita, non sentite alcun desiderio di fumare sigarette, e vedete, dall’altra parte del mondo, ma fisicamente vicino a voi, i fumatori. Sentite quella puzza di fumo che vi arriva addosso e vi da fastidio, li vedete uscire nelle pause e tornare in ufficio o in classe con quell’odore di tabacco sui vestiti. Sembrano tristi e nervosi quando non possono fumare per qualche ora, e sembrano così contenti quando si accendono la sigaretta. Sentite le campagne antifumo nelle televisioni e sui social, e vi chiedete perché questi pazzi spendano tanti soldi e si ammalino di enfisema e di cancro al polmone per mettersi in bocca quelle cose disgustose e puzzolenti.
Ecco, il fatto che vi chiedete perché e siate così sorpresi, significa che non ne avete la minima idea. Siete contenti che sia vietato fumare nei luoghi chiusi e dove andate voi, perché non ritenete giusto essere costretti a respirare il loro fumo. Magari una volta avete provato anche voi, e non vi è piaciuto, quindi pensate che sia una questione di gusti. O di carattere. Ovviamente, non fumando, vi convincete facilmente del fatto che siete piu intelligenti, tenete di piu alla vostra salute e avete una personalità piu forte di quella del fumatore.
Ma siete sicuri di sapere cosa prova davvero un fumatore? Ossia, di mettervi fisicamente nei suoi panni?
Tutti noi abbiamo il terrore di non avere il controllo mentale della realtà e questo ci porta a prendere posizione su tutto e a credere di sapere tutto, solo facendo un ragionamento, senza provare le cose sulla nostra pelle, senza vedere come certe cose ti cambiano nel tempo. Che sia l’effetto di una sostanza come il tabacco o altre droghe, o di una malattia come la bulimia o l’anoressia, o di un condizionamento psicologico, tipo dieci anni di convivenza con un marito psicopatico.
Noi spesso guardiamo solo l’immediato, e l’immediatamente comprensibile, e con questo pochissimo ci permettiamo di giudicare il drogato come un povero imbecille che butta via la sua vita per nulla. Il bulimico come un ciccione di merda vizioso che dovrebbe mangiare meno. O una donna maltrattata e picchiata dal marito etichettandola come una cretina masochista che poteva scegliersi un uomo migliore. Sottointeso: io, senza accorgerti che non sei affatto migliore.
Io so cosa prova un fumatore, e anche cosa prova un non fumatore, avendo vissuto entrambe le situazioni per anni.
Partiamo, indovinate un po, dall’infanzia.
I bambini non fumano, non nascono con la sigaretta in bocca. Osservano i ragazzi più grandi e gli adulti e notano che alcuni fumano. Ogni tanto alcuni di loro tirano fuori queste sigarette e se le accendono, e sembra piacergli. Quindi il bambino pensa “ok, fumare è qualcosa che piace ad alcuni”. Quando chiede informazioni ai genitori, alla professoressa o a qualche istituzione, gli viene risposto che non si deve fumare, e che fa malissimo. Non vengono dette però le due cose fondamentali, ossia: il meccanismo della dipendenza, e cosa ci sia di bello nel fumare. Il bambino non capisce cosa sia una dipendenza, e come l’effetto della droga modifichi il cervello e il corpo nel tempo, pensa che la gente fumi perché gli piace e non sa perché gli piaccia.
A questo punto, alcuni non provano neanche a fumare, perché sono spaventati dalle negatività associate e danno retta alle loro istuzioni di riferimento. Altri ci provano, attratti dal mistero di cosa ci sia di tanto bello, e che spinge milioni di persone a farlo, e in assenza del vero deterrente principale, ossia il meccanismo di dipendenza che ti imprigionerà, magari per sempre. Di solito, quelli che provano a fumare, sono i ragazzi meno ubbidienti, piu ribelli, piu curiosi e con un lato artistico piu sviluppato. Quindi, non sono certo i ragazzi peggiori. E questo va ad aggiungere danno al danno. A questo punto per il ragazzino, la sigaretta è un qualcosa di proibito, maledetto, che fanno gli adulti e per giunta i ragazzi piu fighi. Non sai che sarà una prigione che ti terrà schiavo e non sai cosa ti perdi non fumando. Informazioni che sarebbero essenziali per un corretto giudizio. Lo sono per un adulto, figuriamoci per un bambino.
Ma queste cose non interessano il mondo degli adulti, cui importa solo fare la morale, giudicare e dire “oh, io te l’ho detto che non dovevi fumare”.
Il ragazzino a questo punto fuma, magari senza neanche respirare il fumo, ma solo tenendo la sigaretta in bocca e buttando fuori un po di fumo. Quindi, in effetti, non sta fumando, ma solo facendo il gesto. Ma è convinto di stare fumando. Vede che puo “fumare” tra virgolette, quando vuole, quindi ancora di piu, non si rende conto del meccanismo di dipendenza.
Un giorno, prova ad aspirare a pieni polmoni il fumo. Sente come una botta, una sensazione forte quasi di soffocamento ma in fondo non spiacevole, e si sente diverso. La nicotina ha degli effetti sul cervello, è stimolante, alza le pulsazioni al minuti. Quindi sente qualcosa, una sensazione nuova, e pensa sia chissà cosa, perché è stato portato a mitizzare questa sostanza e i suoi effetti misteriosi. Inoltre è maledettamente curioso e voglioso di sperimentare. E non da poi cosi tanta importanza alla cosa. Fintanto che non decide di fumare di nuovo, perché sente qualcosa dentro che lo spinge a farlo.
Questo qualcosa è la nicotina che ha in circolo, il cui livello si abbassa sempre di più lasciando spazio ad una indefinibile sensazione di vuoto. A questo punto, se lui non fumasse piu, questa sensazione sparirebbe presto, ma lui non lo sa, perché nessuno glielo dice, anzi non puo dire a nessuno che ha fumato, perché verrebbe sgridato e giudicato male. E’ completamente solo.
Fumando la seconda sigaretta, sente una sensazione di sollievo, quindi piacevole. A questo punto è entrato nel meccanismo della dipendenza, fin’ora molto soft. Si accorge che ha bisogno di comprare le sigarette con regolarità e che se non fuma sta male, è triste, gli manca qualcosa. La sigaretta comincia a diventare parte integrante della sua vita, e ad accompagnare i gesti quotidiani, come il caffè, la cena, ascoltare la musica, bere una birra. Piano piano, nei mesi e negli anni, il suo inconscio si modifica, registra tutte queste associazioni. A questo punto, la sua dipendenza è doppia: fisica e mentale.
E perché smettere? Fumare è un piacere che puoi avere sempre, 20 volte al giorno, sicuro. La salute? Ma se sto benissimo! Eh certo, hai 16 anni, 18, 21, fumi da non molto tempo, certo che stai bene! Ma poi arriva il giorno in cui cerca di smettere, o almeno di non fumare per un periodo. Questo per vari motivi: comincia a sentire gli effetti sulla salute, tipo il respiro corto, oppure si rende conto che è finito in un meccanismo piu grande di lui, o che in fondo fumare non è più piacevole come un tempo, e delle volte è solo una seccatura, quasi un obbligo.
Si rende conto che senza fumare è triste, gli manca tantissimo. Dopo un giorno o due pensa che se deve soffrire così tutta la vita, tanto vale vivere due anni di meno, ma vivere felice. E ricomincia. E cos’altro potrebbe fare? Certo, in realtà, non è così come pensa lui. Se continuasse a non fumare ancora qualche giorno, poi la nicotina abbandonerebbe il suo sangue e quel desiderio fisico che sente svanirebbe sempre di più.
Come è successo a me. Ma questo nessuno glielo ha spiegato.
Alcuni, con grande forza di volontà, resistono per un mese, il tempo necessario per disintossicarsi. E in effetti ce l’avrebbero fatta, ma sentono comunque un senso di lutto, di infelicità, perché il loro inconscio ancora non è guarito. Perché nessuno gli ha mai spiegato che l’inconscio va curato per primo, e ci vogliono mesi, e solo dopo bisogna smettere fisicamente.
Come è successo a me. Che non ho mai pensato di ricominciare.
Loro invece spesso ricominciano, anche dopo mesi che hanno smesso. E i pochi che ce la fanno lo stesso, rimpiangono la sigaretta tutta la vita.
Chi non ce la fa, non ha scelta, continua. Accompagnato dal senso di colpa, dalla sensazione di essere un debole, dalla tosse che aumenta sempre di più, dal respiro che è sempre piu corto, e da un piacere illusorio che diventa sempre piu una schiavitù. E bersagliato continuamente dai giudizi dei moralisti, che gli ripetono quanto sia imbecille e criminale.
Detto da gente che magari non ha la minima idea di come funzioni il meccanismo che lo ha reso schiavo.
Molti di loro a un certo punto si ammalano di cancro al polmone, entrando in quel terribile giro di visite mediche, operazioni, chemioterapie, dolori terribili, e l’immensa paura che il mostro ritorni subito, senza lasciarti neanche il tempo di guardare il sole un ultima volta, il tempo di fare un ultima preghiera. O di poter infine capire perché. Perché deve finire così, cosa mi è successo, perché ci sono finito dentro.
Ma non arriva nessuna risposta. Solo altri giudizi ed altre accuse. E gente che sostiene che se stai morendo di cancro te la sei cercata e protestano perché dovresti pagarti le cure da solo, e non essere curato dalla sanità pubblica. Perché sei solo un povero, stronzo fumatore. Ma non è vero, sei una persona migliore di loro.  Ci tenevo a dirtelo.
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